mercoledì 1 luglio 2009

Sacconi di ignoranza


Tempo di esami di maturità e poi di scegliere per i giovani e di consigliare per gli adulti a quale corso di laurea universitario iscriversi.

Avevo in mente di buttare giù qualcosa in merito, tergiversavo finché non ho letto questa dichiarazione del ministro Sacconi (1). Anche su di lui, da tempo, meditavo di scrivere qualcosa.
Il ministro afferma “con correttezza” stando alla fonte: “Se un giovane vuole essere ‘occupabile’, che è il primo passo per essere ‘occupato’, deve investire su se stesso. Non deve scegliere la facoltà più facile dell’ università più facile. Deve sapere che il lavoro è parte del suo processo educativo”.
Immediatamente questa affermazione sembra senza pecche anzi perfino dotata di un qual tono pedagogico.
A rileggere invece si comincia a intuire la pochezza di questo personaggio, fatto ministro del lavoro, privo di un aspetto da velina, senza lasciarci intuire tramite quali oscuri percorsi abbia raggiunto tale carica.

Prima di tutto.
E’ vero che NON bisogna immatricolarsi dove c‘è la “coda più corta" agli sportelli della segreteria di facoltà.
Nemmeno buttarsi semplicemente nell’ateneo “sotto casa” o sui corsi ritenuti “facili”.
Lo so, c’è pure gente che si è presa una intera laurea in medicina, giurisprudenza o ingegneria per compiacere i genitori. O perché con una certa laurea lo zio prometteva un “aiutino” per l’assunzione alle poste. Medici che svengono alla vista del sangue (!), ingegneri che non conoscono il calcolo differenziale, avvocati che non si ricordano gli articoli di legge.
Ma questo è da ascriversi nella patologia, a mio avviso.
Le cose stanno in maniera diversa.
Ciò che il ministro postula, volontariamente o meno, è la piena interpretazione del piano globalista del Nuovo Ordine Mondiale: schiavizzazione delle masse facendo non solo accettare “lavori umili” (come sostiene Sacconi) e sottopagati ma pure fargli studiare con tripla fatica materie senza interesse, purchè producano soldatini di stagno conformati all’Agenda. Zucche vuote, occupate nel tempo libero con i gossip, il calciomercato e le previsioni del tempo sul Canale di Sicilia.

Invito formalmente i lettori ad assimilare chiaramente questo concetto.
All’università ci si va per completare la propria formazione culturale seguendo l’indole personale ed i propri sentimenti.
Studiare come degli automi per superare gli esami a raffica mirando solo a evitare il 18 non è l’approccio ideale.
Detto questo, durante il corso degli studi può succedere di tutto, come al sottoscritto cui è capitato di perdere un genitore. E tra una cosa e l’altra passare un anno senza dare esami.
Ma lo spirito primario con il quale iniziare l’avventura universitaria deve essere l’appetito di conoscenza, la voglia di elevarsi “ad maiora” nel campo cui si è inclini.
Questo garantisce non poco ausilio, per giunta, nel superare gli “scogli” costituiti da certi grossi esami specie nei primi anni.

Ai diplomandi, che hanno avuto discussioni con i genitori circa la scelta della facoltà in cui proseguire gli studi, dico di andarsene di casa, se necessario, (siete maggiorenni!) a studiare ciò che stuzzica. Che sia Scienze delle Comunicazioni, Conservazione dei Beni Culturali o Chimica Industriale o uno della miriade di nuovi corsi previsti dalla riforma Berlinguer.
Perché, ficcatevelo in testa, se a uno non piace fare l’ingegnere, anche se si laurea in ingegneria, finirà poi per NON fare l’ingegnere o farlo controvoglia. E quanti hanno veramente intenzione di esercitare per trenta o quaranta anni una professione che non garba?
Allora, indipendentemente dalle prospettive occupazionali, è meglio da subito studiare veramente ciò che si ha a cuore e non ciò che dicono i politici di giornata attraverso i media servili.

Bisogna subito dire chiaramente che le informazioni di stampa circa le facoltà “sicure” in fatto di garanzie occupazionali post lauream sono ampiamente discutibili.
Poichè fidate sulle statistiche dell’Istat che sono manipolate, artefatte, incomprensibili, solo molto probabilmente inventate di sana pianta (2). Numeri raffazzonati alla bell’e meglio in un qualche palazzone capitolino nei ritagli di tempo tra una pausa caffè e l’altra.
Partendo dal generale si deve specificare che molto più facile trovare lavoro se si possiede un titolo di studio di cui i laureati sono pachi anziché a valanghe.
Non ho dati statistici sottomano ma è importante ricordare che il rapporto tra numero di laureati in Giurisprudenza e, per esempio, Fisica o Matematica o Geologia è probabilmente di CENTO A UNO.
Lapalissiano sia più facile impiegarsi se la concorrenza è minima.
Da ciò si evince che per un matematico o un fisico è assai più semplice trovare lavoro, per esempio, nell’insegnamento nei Licei Scientifici e ITIS e in tutte le strutture scolastiche in cui per insegnare matematica e fisica è richiesta la laurea corrispondente.
Altresì, sempre nel settore didattico, infinite sono le graduatorie e flebili le speranze per il mucchio selvaggio” di laureati in materie letterarie, economiche e giuridiche.

Di conseguenza il fattore quantità è importante più del fatto che un corso sia “facile” o si trovi “sotto casa”.
Altri corsi poco frequentati, per i quali è discretamente facile trovare un lavoro anche nella scuola statale (che è precariato puro ma quantomeno qui il rapporto stipendio/ore lavorate si mantiene su livelli di decenza) stanno nelle facoltà scientifiche.
Difatti, non sono poi così tanti i laureati in Biologia, Chimica, Scienze Naturali, Agraria, Scienze Ambientali e simili.
Ci sono pochi laureati e molta richiesta nell’ambito delle Scienze Alimentari (anche con la crisi necessita confezionare cibi genuini) oppure Scienze Geologiche in cui vi è spazio nel pubblico (insegnamento, rilevamenti cartografici, protezione civile, censimento pozzi ecc) e nei grossi gruppi industriali (ricerca idrocarburi, prospezioni per le infrastrutture, VIA ecc).
Consigliabile inserirsi nel settore sanitario (la gente si ammala con qualunque governo) anche se credo tutti gli accessi sono a numero chiuso.
Corsi “intermedi”, quanto a possibilità occupazionale, sono Ingegneria, Architettura, Psicologia e Informatica, di per sé abbastanza selettivi, ma oramai così diffusi da avere tantissimi studenti e molti laureati in cerca di sistemazione.

Esistono poi, in particolare, una serie di facoltà come Sociologia, Scienze Politiche, Scienze delle Comunicazioni, DAMS che producono figure “plastiche” che una volta impossessatesi dell’agognato “pezzo di carta” una carriera se la devono sostanzialmente inventare nei settori più disparati, pubbliche relazioni, mass media, pubblicità e così via.
In questa italia “multiculturale” esistono facoltà invece da “evitare”?
Sì, sono le facoltà linguistiche.
Sia chiaro, non sto per niente affermando che non bisogna studiare le lingue e le letterature di altri paesi e continenti.
Eppure con tutti i figli degli immigrati che sono “naturalmente” bilingue (o perfino trilingue come, per dire, i moldavi che si portano il romeno e sono contemporaneamente russofoni) loro avranno facilità estrema nel ruolo di interpreti simultanei e traduttori.
Sicché, specie per certe lingue “ostiche” tipo giapponese, cinese, coreano, il “madrelingua” detiene un vantaggio insormontabile per uno studente nostrano anche uscito con votazione massima e bacio in fronte da Lingue Orientali a Ca’ Foscari.
Personalmente conosco una ragazza serba che ha solo il diploma di scuola media superiore, ma ha un gran da fare come interprete e traduttrice italiano-serbocroato, sfoggiando perfetto bilinguismo, essendo arrivata in Padania con la famiglia da bambina.
Del resto, notate, nei corsi di lingua di vario livello gli studenti favoriscono la ”madrelingua” e tale dicitura viene anche spesso apposta nelle inserzioni pubblicitarie per questo genere di corsi.

Specularmente, se uno desiderasse in seguito trasferirsi all’estero quale sarebbe il background preferibile?
Secondo la mia opinione, senz’altro materie scientifiche, economiche e mediche. Viceversa con la nostra giurisprudenza e letteratura, salvo eccezioni, ci fate poco oltrepassati i confini della penisola.
Tuttavia RIBADISCO che all’università bisogna studiare ciò che interessa e, certamente, ciò che serve.
Ma cosa veramente “serve”?
Giorni fa ho sentito in televisione (“Orario Continuato”,Telelombardia), commentando le citate dichiarazioni di Sacconi, una giornalista sancire: “allora per i laureati di filosofia non c’è speranza”.
Povera donna!
Ma se è giusto la Filosofia a dare speranza.
Di interiorizzare la capacità di ragionare e la virtù della sintesi, implementati dallo studio di questa materia, che sono sommamente utili nella vita meglio che avere superato d’impeto trenta esami di diritto semplicemente memorizzando a macchinettaa leggi e commi.

Dunque, se siete meridionali e vi hanno convinto che dovevate diventare “perito meccanico” per dopo emigrare con le valige di cartone e il capo chino in cerca di fortuna, anche se la vostra famiglia non è agiata, studiate ciò che vi piace poiché, di qualsiasi cosa si tratti, è anche ciò che vi serve davvero per formare i vostri giudizi e fissare le vostre opinioni.
Non date retta ai “benpensanti”, rispettabili e perbene che in vero vi trattano da asini, una volta a carote, altre a bastonate. Mentre cercano di persuadervi che se anche voi volete essere “rispettabili e perbene” dovrete studiare ciò che dicono loro, lavorare per un salario deciso da loro per comprare cose prodotte da loro e magari morire anche quando loro fa comodo.
E se per caso vi capita di sentire qualcuno sostenere che “i giovani non dovrebbero studiare perché non trovano lavoro con la laurea”, per favore, da parte mia, mandatelo a fare in culo!
Se avete desiderio, fateli gli studi universitari prima che gli “obamisti”, invocando l’”abbronzato” come “presidente del mondo”, ottengano da noi come in America, lo studio una riserva per ricchi scemi anziché un diritto per tutti.

F. Maurizio Blondet

1 ) http://www.corriereuniv.it/2009/01/sacconi-non-scegliete-la-facolta-sotto-casa/
2 ) http://www.istat.it/lavoro/unilav/seconda_parte.pdf

8 commenti:

Anonimo ha detto...

sono assolutamente d'accordo con te!!! io per laurearmi sto sudando, mi sono iscritta anche ad universitalia per fare prima! e poi che succede??? offrono i posti buoni solo ai raccomandati? non mi sembra affatto giusto!

Anonimo ha detto...

com'è triste questo post... qui il lavoro non lo si trova né con lettere né con matematica (dal momento che in italia non esiste la ricerca scientifica né pubblica né privata, se non per pochi eletti). l'università è una vera e propria fogna, i docenti meriterebbero la fucilazione all'istante.
x il lavoro c'è solo la raccomandazione, fino a che lo stato sarà ancora in grado di mettere a "concorso" qualche posto. questa povera italia ormai è senza senso, se la sono mangiata tutta ed ora stanno raccattando anche le briciole. consiglio di fare filosofia visto che offre non speranze ma almeno consolazioni.
mario

Anonimo ha detto...

post un po' contraddittorio, questo..
in pratica uno dovrebbe buttare nella mangiatoia degli ermellinati 5 o più anni di tasse universitarie italiote per vedersi il proprio titolo di studio inflazionato da una marea di cazzoni con i loro crediti formativi a posto?!
e i soldi per scampare dal mutuo al 120% uno quando li prende?! a fare gli stage di mese in mese a 25 anni?!
e gli psicologi poi... tutti a "laurà" nelle h&r dei miei coglioni?! nelle tanto esecrate agenzie del lavoro?!
diventeranno tutti promoter di "escort" per eventi vippeschi le nuove partite iva del terzo millennio?!
affoghiamo nel cemento ma i nuovi architetti e ingegneri di che vivranno?! delle ristrutturazioni?! e se i soldi per mettere in moto i lavori le famiglie non ce li hanno?!
e poi sarà pure un diritto per tutti ma sono migliaia di euro all'anno di rette senza contare le spese di vitto, alloggio e trasporto per i fuori sede..
è già massificato il sistema accademico italiano..
AVETE SCRITTO UNA COSA SACROSANTA:
"Ciò che il ministro postula, volontariamente o meno, è la piena interpretazione del piano globalista del Nuovo Ordine Mondiale: schiavizzazione delle masse facendo non solo accettare “lavori umili” (come sostiene Sacconi) e sottopagati ma pure fargli studiare con tripla fatica materie senza interesse, purchè producano soldatini di stagno conformati all’Agenda. Zucche vuote, occupate nel tempo libero con i gossip, il calciomercato e le previsioni del tempo sul Canale di Sicilia."
E' QUESTO IL PUNTO!!!
ormai la laurea vale quanto il diploma, in certi megastore vogliono solo addetti alla vendita laureati in economia!!! a vendere i frigoriferi e l'iPod... ecco cosa serve laurearsi, fare lavori che un tempo bastava il diploma e forse nemmeno quello...
e chi studia raramente lo fa spinto dalla propria ambizione, quanto proprio per fuggire dai lavori più umili... e ormai è impossibile essere sia studente che lavoratore in molti corsi...
ho ex compagni delle superiori che sono al 5° anno della triennale!!!
ora io so che negli Stati Abbronzati d'America si esce dal college a 22 anni e si è "graduate" a tutti gli effetti...
qui sono tutti imbecilli o li inculano doppio?! o è il sistema che li ha indotti a fare questa scelta?! se fossero nati vent'anni prima?! senza la laureetta triennale?!
prima pensiamo a risolvere queste rogne, poi potremo scegliere serenamente il nostro percorso, biologia molecolare o progettazione e gestione del turismo culturale che sia...

Anonimo ha detto...

sisi iscrivetevi pure...servono i soldini per mantenere in vita l'enorme carrozzone universitario italiano,quello di baroni e baronetti,quello che vi fa studiare migliaia di pagine per poi mandarvi,se va bene,a rispondere ad un telefono per poco meno di mille euro al mese,i "posti buoni",quelli sono riservati ai "fortunati",andate ad iscrivervi di corsa...
Nell'italietta dei quiz televisivi,la cultura si adegua...o forse e' il contrario!!!
Spero che qualcuno riesca a mettere insieme il pranzo con la cena con la conoscenza"caropagata",di come si chiamava la nipotina di einsten!
Ho un amico Dottore che ora per vivere fa un lavoro che potrebbe fare anche uno scimpanze'che mi dice sempre che con i soldi pagati per laurearsi ora avrbbe una casa di proprieta'!!!
ps...il lavoro che fa se lo e' inventato lui...
w l'ITALIA

AGENTE ha detto...

Lauree del cazzo per popolo di cazzoni. A cosa vi serve la laurea se non c'è il lavoro? O se portate via il posto a un cinquantenne che non può usufruire dei contributi da ragazzo di bottega? Magari vostro zio o vostro padre. Le grandi aziende spariscono ma noi ci riempiamo di laureati e pure stranieri che non ne abiamo abbastanza!!!
Lottate per un lavoro dignitoso non per una laurea triennale in una facoltà inventata dai soliti furbi per fare soldi!!!

AGENTE ha detto...

In dieci anni partiti in 700mila. Tra il 1997 e il 2008 circa 700mila persone hanno abbandonato il mezzogiorno. Nel solo 2008 sono oltre 122mila i residenti delle regioni meridionali partiti verso il Centro-Nord a fronte di un rientro di circa 60 mila persone. Oltre l'87% delle partenze ha origine da Puglia, Sicilia e Campania. In quest'ultima regione si registra l'emorragia più forte (-25 mila), a seguire Puglia e Sicilia rispettivamente con 12.200 e 11.600 unità in meno.

Pendolari di lungo raggio. Da considerare anche il fenomeno dei "pendolari di lungo raggio" che nel 2008 sono stati 173mila, 23mila in più rispetto al 2007. Persone residenti nel Mezzogiorno ma con un posto di lavoro al Centro-Nord o all'estero, "cittadini a termine", come li definisce lo Svimez, che rientrano a casa nel week end o un paio di volte al mese. Si tratta di giovani con un livello di studio medio-alto: l'80% ha meno di 45 anni e quasi il 50% svolge professioni di livello elevato, il 24% è laureato.

Cittadini a termine. "Non lasciano la residenza - sottolinea la ricerca - generalmente perché non lo giustificherebbe né il costo della vita nelle aree urbane né un contratto di lavoro a tempo. Spesso sono maschi, single, dipendenti full time in una fase transitoria della loro vita, come l'ingresso o l'assestamento nel mercato del lavoro". Le regioni che attraggono maggiormente questo genere di pendolari sono Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio.

Le matricole scelgono gli atenei al nord. Rispetto ai primi anni 2000 sono aumentati i giovani meridionali trasferitisi al Centro-Nord dopo il diploma che si sono laureati lì e lavorano lì, mentre sono diminuiti i laureati negli atenei meridionali in partenza dopo la laurea in cerca di lavoro.

I laureati "eccellenti" abbandonano il Sud. In vistosa crescita le partenze dei laureati "eccellenti": nel 2004 se ne andava il 25% dei laureati meridionali con il massimo dei voti; tre anni più tardi la percentuale è balzata a quasi il 38%. Fenomeno, quest'ultimo, che si spiega con il fatto che la mobilità geografica Sud-Nord permette una mobilità sociale. I laureati meridionali che si spostano al Centro-Nord vanno infatti incontro a contratti meno stabili rispetto a chi rimane, ma a uno stipendio più alto. Il 50% di quelli che restano nel Mezzogiorno non arriva a 1000 euro al mese, mentre il 63% di quelli che sono partiti dopo la laurea guadagna tra 1000 e 1500 euro e oltre il 16% più di 1500 euro.


LAVORO AI PADANI!!! BASTA CON STI TERRONI. CHI GLI PAGA LA PERMANENZA A MILANO PER STUDIARE? QUESTI RUBANO IL POSTO AGLI OVER40 PADANI. TORNINO DA DON CICCIO A CHIEDERE UNA LAVORO DA MAFIOSI QUALI SONO NELL'ANIMA!!!

Anonimo ha detto...

Quoto gli ultimi due post di Agente, ma ci sarebbe da chiarire quale sarà, tra una ventina d'anni l'impatto sul sistema universitario ed i suoi collegamenti col mondo del lavoro degli immigrati di terza e quarta generazione. L'articolo di FMB, giustamente, sfiora il problema. La verità è che tutti ci ritraiamo dalla contemplazione del baratro nel quale stiamo precipitando. Ah Lucifero, Lucifero...
albertbac

DECIOMERIDIO ha detto...

ASCOLTA RADIO PADANIA LIBERA VIA INTERNET COLLEGANDOTI AL SITO WWW.RADIOPADANIA.NET OPPURE VIA SATELLITE CON HOT BIRD 13 ° EST