martedì 16 giugno 2009

Mentalità da “cutresi”


"Per risanare il sistema ci sono due possibilità: o si innalza gradualmente e obbligatoriamente l' età pensionabile, oppure si abbassano i rendimenti di pensione; ma un intervento è ormai improrogabile".

Queste non sono parole state dette da Sacconi o Tremonti nei giorni scorsi ma affermazioni dal presidente dell’Inps, Mario Colombo, risalenti al luglio 1992 (1).
Era il periodo delle stragi di mafia di Falcone e Borsellino in una caldissima estate siciliana seguite allo scoppio di Tangentopoli. Berlusconi non era ancora “sceso in campo” e la Lega prendeva voti quasi solo in provincia di Varese dove un manipolo di coraggiosi capeggiati da Umberto Bossi tentava di risvegliare il sonnacchioso Nord.
Da allora sono passati quasi 20 anni, sembrano trascorsi “eoni”, e 5 sanguinose riforme delle pensioni si sono succedute.

La prima, nel ’92, fu la riforma Amato che innalzò progressivamente da 60 a 65 anni (da 55 a 60 per le donne) la pensione di vecchiaia, cioè per coloro che non avevano sufficiente “contribuzione”, il cui ammontare minimo, per ottenere una pensione di “anzianità”, passò da 15 a 20 anni.
Amato cominciò anche a intaccare le cosiddette pensioni-baby del settore STATALE aumentando il periodo di lavoro necessario per ottenerle: da 15 anni (14 anni, 6 mesi e un giorno) a 20 anni (19 anni, 6 mesi e un giorno).
Nel 1995 la seconda pesantissima riforma previdenziale. Il governo del “ribaltone” presieduto dal “rospo” Dini, introdusse il doppio requisito per le pensioni di anzianità: non solo i canonici 35 anni di contributi ma anche una età anagrafica che una volta entrata la riforma a regime doveva essere di 57 anni. L’unico modo per andare in pensione senza limiti di età fu di raggiungere i 40 anni di “marchette”.
Inoltre fu introdotto un limite di età anche per gli statali i quali potevano sempre andare a riposo dopo soli 20 anni, ma con un minimo di età anagrafica, 52 anni se non ricordo male.

Il primo governo Prodi operò, assieme ad altre modifiche per gli “autonomi”, un cambiamento storico: la definitiva cancellazione delle pensioni-baby per i dipendenti statali che da quel momento necessitarono dei “35 anni” di impiego per lasciare il lavoro come pensionati assieme, anche per loro, ad un fattore anagrafico progressivamente crescente. Correva l’anno 1998.
La quarta riforma previdenziale fu operata da Maroni, nel 2004, che prevedeva sostanzialmente i “40 anni” per la pensione di anzianità per tutti mentre prima si poteva andare con 35 (o meno per i “lavori usuranti”) e arrivare ai 40 era facoltativo.

E fu la questione previdenziale uno dei cavalli di battaglia che permisero all’Unione, guidata ancora da Prodi, di vincere le elezioni politiche del 2006.
Ma come sempre la sinistra, una volta al governo, letteralmente volta le spalle al popolo. Obbedendo ai poteri forti che da sempre sostengono i brigatisti, i finti egualitarismi e gli “ambientalisti” di facciata, Ferrero e company nel 2007 portano a compimento uno dei più grandi furti legalizzati della storia italica.
La riforma del TFR.
Con questa trasformazione il soldi della vecchia “liquidazione”, che appartengono AI LAVORATORI e non alle aziende (come si sente dire talvolta in malafede) sono stati avocati in “fondi” che speculano in borsa e stanno nel “mercato”.

Così, grazie ai “diversamente formicanti” Vendola e Pecoraro Scanio, con l’avallo di Fioroni e Bersani, i denari di “cipputi” sono stati buttati senza salvagente nello stesso periglioso mare dove sguazzano i fondi “chiusi” dei pescecani Buffett, Soros, Kerkorian.
Fingendo di non sapere che la maggior parte di questa gente, come si è ben visto nel caso Madoff, è costituita da filibustieri senza scrupoli, di cui la cosa meno sporca li si possa sospettare è di fare “insider trading”. Costoro sono talmente in soldi da potere procurarsi informazioni di primissima mano e quindi agire di conseguenza assai prima del “sentiment” dei mercati. Quando la nave beccheggia e imbarda, prima di inabissare, loro di soppiatto salgono sulle scialuppe di salvataggio rendendole indisponibili per gli altri investitori.
Cosa che certo non può fare ad esempio il “cometa”, il fondo dei metalmeccanici, con sede in qualche grigia palazzone romano e senza uffici nemmeno “agganci” a Wall Street.
Qui non voglio approfondire, mi limito ad aggiungere che molti di coloro che, alla luce del sole puntano il dito contro Berlusconi, per la sua adesione alla P2, rispondono in vero, a oscure cerchie assai più ristrette e ferali della combriccola di Gelli.

Qual è la motivazione recondita che rende inutile ogni riforma delle pensioni sebbene sempre più restrittiva?
Come SEMPRE, circa gli affari italiani, la spiegazione è ETNICA.
In che senso?
Basta scartabellare i dati sulla ricopertura previdenziale nelle varie regioni.
Le regioni padane, si scopre, provvedono con il loro contributi quasi il 100% della spesa previdenziale locale, addirittura la Lombardia è in leggero “attivo” (2).
A differenza delle regioni terrone in cui forse il 50 per cento raggiungono, quanto contributi, rispetto alla loro spesa previdenziale.
Come mai?
Come succede che la zona probabilmente più finanziata, assistita, economicamente sussidiata del globo, non riesce a produrre sufficienti versamenti da fornire alle proprie necessità previdenziali?
Sono le parole di Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA di Mestre, che illustrano meglio di ogni commento: "(ci sono due fattori) Il primo - ha spiegato - è da ricercare nello scarso flusso contributivo presente al Sud dovuto alla fortissima presenza di lavoro nero. Il secondo, invece, va registrato nell'eccesso delle prestazioni assistenziali presenti nel Mezzogiorno" (2).

Ma se NESSUNO nasce “nerolavorista” o sfaticato, allora di che si tratta?
Il concetto è semplice da enunciare quanto difficile da accettare ai molti.
AI MERIDIONALI FREGA POCO DELLO STATO ITALIANO.
Questo li porta ad ignorarne volutamente regole e imposizioni.
Di pari passo con la mentalità “geneticamente” EGOISTA, VIOLENTA E RAZZISTA comune ad altri popoli “abbronzati” alberganti sulle coste del Mediterraneo.
Certamente questa è una disamina “tranchant”, lo riconosco.
Tuttavia la risposta è per niente arbitraria.
La soluzione di tutte le equazioni irrisolte che ossessionano lo stato italiano sino dalla sua fondazione.

Il responso più difficile da accettare è tuttavia il più ovvio.
Il Sud non ha mai gradito l’unificazione garibaldina.
Suona particolarmente odioso sentire come alcuni che vogliono “lottare la mafia” sostengano che “la mafia c’è dappertutto”.
Nossignori, la mafia NON c’è dappertutto.
La mafia dilaga dove arrivano i meridionali. Dove si consente a imprese in mano a organizzazni criminali di partecipare impunemente agli appalti salvo poi piagnucolare sulle “infiltrazioni mafiose”.
Ogni riferimento all’Expo2015 NON è puramente casuale.
I camorristi sono campani, i mafiosi sono siciliani, gli ndranghetisti sono calabresi.
Coloro che affermano che i padani sono “rozzi e egoisti” mentre i terroni sarebbero “solidali e generosi” non ci spiegano per quale motivo la DONAZIONE DI SANGUE E ORGANI sussiste praticamente solo a nord di Firenze.
E’ questione di mentalità levantina cavernicola rimasta sottosviluppata. Esemplificativo il caso dei “cutresi”, da Cutro (3), comune della Calabria ionica noto per l’irriducibilità dei suoi abitanti. Ove s’insediano gli emigrati da questo paese, in qualunque parte del mondo, automaticamente la legalità scompare, sostituita dal codice tribale di ‘sta gente.
Sia chiaro, la responsabilità è sempre personale, i “buoni” e i “cattivi” ci sono (questo è vero) dappertutto.
Nondimeno i dati parlano altrettanto chiaro.

Ogni malessere italico è generato dalla mancata integrazione del Mezzogiorno.
Poiché, per causa del furto, imbroglio e assistenzialismo istituzionalizzati e sistematici una mezza dozzina di regioni vive AL DI SOPRA dei propri mezzi..
Onde le truffe alla UE, all’INPS, all’erario, alle ASL, agli enti locali di ogni tipo e competenza. Per non citare le DECINE DI MILIARDI di euro per salvare Banco di Napoli, Sicilcassa (due volte), acquedotto pugliese.
E che dire delle “auto blu” il cui esubero sta tutto sotto la Linea Gotica?
Molti comuni del Meridione sono costantemente sull’orlo del fallimento, i cui deficit devono essere ripianati con i soldi dei padani per evitare che laggiù scoppi una rivoluzione. Un MILIARDO di euro di “buco” del SOLO comune di Roma che pretenderebbe di essere “capitale di nome e di fatto”. Sì, capitale della repubblica delle banane di pizzaland.
Solo menziono la criminalità con targa “terronica” dei sequestri di persona, dei pendolari della rapina e delitti “passionali”.

Oggi il siciliano Schifani, presidente del senato, dichiara “improcrastinabile” un’altra riforma previdenziale (4).
I LAVORATORI PADANI devono svegliarsi, iniziare a randellare i sindacati affinché facciano il loro dovere, scendere in piazza a sfasciare qualche sede prefettizia.
Perché in Val Brembana si dovrebbero scontare le colpe fiscali dei Casalesi, cutresi e compagnia bella?
Se a Roma desiderano raddrizzare i conti INPS, che facciano versare contributi alle aziende controllate dalla criminalità organizzata, PRIMA INDUSTRIA ITALIANA. Non avranno problemi vista la nomea di “generosità” dei meridionali! Che dite?
Non agli operai precarizzati, senza TFR e turlupinati nei contratti “di solidarietà”, ennesimo escamotage per limare ulteriormente il salario.
Abbisogna vestire presto una mentalità “da cutresi” se necessario, iniziando a prendere a schiaffoni qualche satrapo dello stato “unito e indivisibile”.
Che decurtino gli immeritati emolumenti dei parlamentari, la previdenza dei magistrati che DISOBBEDENDO alle leggi (!) non eseguono le espulsioni dei clandestini o lasciano liberi i mafiosi a causa delle loro lungaggini.

Quanto a voi, NON CONTATE sui sindacati, DIFFIDATE dei giornali, SOSPETTATE delle banche.
Sono assai più pericolosi dei veri cutresi, interessati ad impadronirsi dei vostri risparmi e togliervi diritti previdenziali.
Lo so, difficile da comprendere per molti settentrionali ancora “fieri di essere italiani”.
Concentratevi quindi su qualcosa di “primario” e “tangibile”, e soprattutto difendibile con un’arma da fuoco.
Per esempio, una abitazione decente magari affiancata da un pezzo di terra da cui ricavarci cibo e legname da ardere. E un pozzo privato in modo da potervi fare la doccia d’estate, tutte le volte che volete, senza patemi d’animo circa la bolletta dell’acqua privatizzanda.
Avere una buona connessione a internet per informarsi su tutto, in questo mondo globalizzato, può essere una spesa valevole.
Disinteressatevi di “fondi pensione”, “assicurazioni”, “investimenti garantiti”.
E’ tutta fuffa che andrà a fondo con il Titanic-italia.
E a voi con le lacrime agli occhi, per i risparmi svaniti, non rimarrebbe che sentirvi dire che “è colpa della congiuntura”, della “Cina” o di vattelappesca.
Preparatevi, se volete sopravvivere “cutresi” dovrete diventare anche voi!

F. Maurizio Blondet

1 ) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/07/09/pensioni-la-riforma-secondo-cristofori.html
2 ) http://www.newsfood.com/q/38257/cgia_a_sud_le_pensioni_superano_i_contributi_versati/
3 ) http://it.wikipedia.org/wiki/Cutro
4 ) http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/topnews/news/2009-06-12_112398746.html

4 commenti:

Anonimo ha detto...

scusi non mi è chiaro un punto: chi lavora in nero o non paga i contributi che pensione prende? non prende la minima e, credo, dopo i 65? e un'altra cosa: si, il tfr è una truffa, però i truffati all'inizio erano tutti contenti: e a destra ancor più che a sinistra... insomma, chi è causa del suo mal...
franco

Anonimo ha detto...

at serè mia et rez?

Arsan

Galeazzo Gargiulo ha detto...

Sante parole le Tue, ma dobbiamo trovare soluzioni. Ti domando: Tu giustamente parli di questione "genetica", ma c'è un modo x individuare oggettivamente e scientificamente i soggetti "sociali" rispetto a quelli "asociali"?
La teoria lombrosiana ha qualche valenza?

Anonimo ha detto...

la sua critica è ingiusta. lei sa bene che l'intero risparmio meridionale confluisce nelle banche settentrionali e serve a finanziare il nord. lei sa che il sud viene tenuto in una condizione di sudditanza dal capitalismo settentrionale. è forse permesso costruire una "banca del sud"? (tipo quella di quell'ipocrita, per non dir di peggio, di tremonti?). vuole che il sud paghi i contributi? allora lasci che il denaro dei meridionali resti dove è stato guadagnato...

ps. eh, questa storia della secessione (che, guardacaso, è già diventata "federalismo"...) serve solo a spillare ancor più soldi al sud. quel che nessuno dice è che da una secessione sarebbe il sud ad aver tutto da guadagnare, non il nord. si studi la storia, caro falsoblondet, invece di andare dietro alle fregnacce di bossi. è stato il nord a fare l'unità, il sud non se la sognava nemmeno ed ha pagato un prezzo enorme. bossi rappresenta solo la malvagità e il desiderio di rapina dell'alta borghesia padana spinte al massimo livello. si ricordi i "grembiulini"... sono sempre loro...
mario