giovedì 26 marzo 2009
La fine dei “Fini”
Un altro “mattone nel muro”, per citare i Pink Floyd.
La fusione di AN con Forza Italia, e formazioni minori, per dare forma al PDL segue ad un anno e mezzo la creazione del PD.
La volontà ovviamente evidente è quella di creare due partiti fotocopia “centristi” che siano totalmente malleabili e proni alla volontà dei poteri forti chiunque di esso sia al potere.
Il nuovo PDL finirà per “favorire” il PD nella misura in cui parte dei destrorsi di AN, non riconoscendosi nella nuova formazione “centripeta”, non andrà a votare facendo risalire percentualmente il Patito Democratico.
Da quando esiste il PD la sinistra è semisparita perché l’operaio “classista”, perfino il dipendente pubblico garantito non si sente “pidino”, come si è ben visto nelle elezioni abruzzesi e sarde.
Da oggi anche moltissimi cittadini “di destra” non andranno a votare alle prossime amministrative, in questo senso in percentuale rafforzando il PD nella fasulla dicotomia destra-sinistra.
Gianfranco Fini, il più pericoloso dei politici voltagabbana, ha dichiarato che la nuova formazione non sarà “di destra”. E se il PD non è di sinistra, allora dove sta la libertà di scelta in cabina elettorale?
Bizzarro vero?
Dopo che l’MSI fu assorbito in AN, il PCI si sciolse nel PDS, poi DS, Ulivo infine PD.
Adesso AN converge nel PDL che è infine similissimo al PD, il cerchio si chiude.
Non vi fa venire in mente una cosa però?
Se AN e FI avessero mantenuto la loro identità, in alleanza con la Lega, col PD figlio “illegittimo” dei progressisti la sinistra sarebbe stata condannata all’opposizione perpetua.
Invece con il PDL, pure esso enità politica di statuto ignoto, la sinistra si riprenderà!
Perché se analizziamo i dati delle recenti elezioni regionali abruzzesi e sarde scoprite che Berlusconi ha preso meno voti di quando le votazioni le aveva perse, ma il gioco è stato che tanta parte dei progressisti non è andata a votare per QUESTA pseudo sinistra (1).
Succederà specularmente per questo centrodestra la medesima cosa ottenendo il risultato di fare “rinascere” il PD nelle percentuali, naturalmente “in discesa” .
Rimane da regolare i conti con la Lega, la riemergente sinistra comunista e Di Pietro. Casini, da buon prostituito democristiano, non costituisce un problema, si accaserà da qualche parte.
L’ordine dall’alto è mantenere il potere per chi ce l’ha, mentre tutto crolla, adoperando qualunque brutalità istituzionale.
Ed ecco a giugno pronto l’ennesimo referendum supermaggioritario per portarci al bipartitismo perfetto come in America.
E come in America alla fine solo il 50 per cento della gente andrà alle urne quindi una sparuta minoranza di cittadini a scegliere la maggioranza assoluta dei parlamentari procurando una fortissima distorsione del gioco democratico.
In questo modo la Massoneria, manovrando e corrompendo attraverso i media la parte più stupida e teledipendente della popolazione potrà insediare i suoi pupazzi in modo “democratico” di cui kippah Fini imcarna la perfetta nullità telecomandabile.
Da quando in un famoso discorso tenuto l’ 11 settembre 1991, George Bush padre, lancio il NWO su scala planetaria anche in Italia si sono susseguiti numerosi referendum o raccolta firme sul sintema elettorale, mentre prima di allora non ve ne era stato nessuno, TUTTI tesi alla “SEMPLIFICAZIONE”, alla “GOVERNABILITA’”, all’”ANTIPOLITICA”, in vero escogitati unicamente per eliminare i partiti a base popolare e ideologica e sostituirli come sta, aimè, avvenendo, con due “SCATOLE VUOTE” come sono il PD ed il PDL.
Il primo e famoso referendum maggioritario fu quello del 1993 promosso da Mario Segni, un massone mandato in campo a questo solo scopo, di instaurare il sistema maggioritario GUARDACASO “anglosassone” in italia.
Per fortuna la casta dei partitini fece in modo di “fregare” il referendum consentendo un quota di proporzionale al 25%.
Poi fecero scendere in campo Berlusconi per “unire il paese” creando un partito che moderato che portasse via i voti alla Lega impedendole di prendere la maggioranza dei consensi al Nord e fare dopo la secessione.
Indicativo e rivelatore che, proprio in questi giorni, il Cavaliere Blu inaugurando la TAV intera Milano-Roma abbia detto che “la TAV unisce ancora di più il paese”. Unico caso al mondo in cui l‘alta velocità ferroviaria non è stata fatta per esigente di saturazione delle linee (Giappone) o per scelta di politica ambientale rispetto al trasporto (Spagna e Germania) o per entrambi questi motivi (Francia).
Dopo il 1993 ci furono parecchi tentativi di nuovi referendum supermaggioritari, tutti volti a creare il bipartitismo perfetto, alcuni falliti per mancanza del “quorum”.
Quest’anno l’ennesimo referendum antidemocratico CHE VORREBBE ATTRIBUIRE IL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA SOLA LISTA VINCENTE IN MODO DA SCORAGGIARE LA DIVERSITA’ NELLE DUE COALIZIONI (2).
Berlusconi sempre in occasione del viaggio sull’ETR 500 verso Roma ha anche dichiarato che “gli italiani dovrebbero lavorare di più”. Probabilmente lui non si riferiva ai dipendenti della regione siciliana, che vanno in pensione dopo soli 25 anni e il 105% dell’ultimo stipendio (!). Nemmeno, suppongo, ai dipendenti di bankitalia che vanno a riposo dopo 20 anni avendo intascato 17 (!) mensilità annuali, men che mai pensava forse agli imboscati nel comune di Roma che stanno per un terzo costantemente assenti dal luogo di lavoro.
Nel Centronord il costo della vita è ormai paragonabile a quello di Germania o Francia (e superiore alla Spagna) ma i salari sono più simili a quelli di Grecia e Portogallo. Senza menzionare, e i giornali scordano assai di farlo, che in molti paesi ci sono anche da anni le 35 ore settimanali anziché 40.
In compenso gli operai avranno meno ammortizzatori, pensioni decurtate e le tasse incrementate.
Il tasso di occupazione in Padania, al 70%, è perfino superiore alla media europeo, infatti è ESCLUSIVAMENTE il Sud che trascina la media “nazionale” (58%) sotto il livello europeo (67%)(3). Ma state tranquilli che sarete voi polentoni a dovere lavorare di più.
E’ chiaro che prima o poi la gente potrebbe capire l’antifona ed è per questo urge fare approvare il referendum del prossimo giugno e togliere di mezzo soprattutto la Lega che è il maggior pericolo al consolidamento del centralismo romano.
Superfluo suggerire quale sarà la mossa finale: il voto agli immigrati.
Necessario assieme al supermaggioritario per impedire che il Nord voti in massa Lega, vedendo i cittadini questo movimento, a torto o ragione, come l’unica forma di opposizione al sistema oppressivo sempre più accresciuto allo scopo si SALVARE L’UNITA’ NAZIONALE.
Perfino imbarazzante constatare come “popolo delle libertà” e “partito democratico” siano banalità tautologiche, buone per essere votate dall’induista, come dal russo, dal cinese o dal romeno. Per non urtare la suscettibilità dei neoelettori globali, dai nomi dei nuovi partiti hanno tolto i termini, finora immancabili, “italia”, “italiano” o “nazionale”.
Una operazione attentamente pianificata che iniziò con la legge Martelli.
In seguito il primo governo Prodi fece due passi fondamentali per l’italianizzazione della Padania: la liberalizzazione delle licenze commerciali e la creazione delle agenzie interinali. Questi due provvedimenti, più che la legge Turco Napolitano, consentirono l’immissione di milioni di immigrati nel mondo del lavoro, a discapito dei cittadini italioti, giustificandone la presenza nella cornice demagogica del “lavori che gli italiani non vogliono fare”.
Le “liberalizzazioni” di Bersani e infine il “piano casa” di prossima emanazione sono altri passi nel senso di sollecitare e invitare l’ingresso di stranieri in qualsiasi modo, a qualsiasi titolo. Le case popolari andranno a quasi esclusivo pannaggio dagli extracomunitari, ma saranno i Rom a trarre il maggior beneficio dalle autocertificazioni nelle licenze edilizie, che la legge governativa intende imporre anche contro la volontà delle amministrazioni locali. Gli zingari potranno così costruirsi megaville con piscina, come fanno da sempre in vero, ma stavolta senza neanche il pericolo di essere tacciati di “abusivismo”!
Ma hanno fatto i conti senza l’oste gli “italianisti”.
E l’oste è che l’80% del PIL italiano viene prodotto sopra Firenze.
Quello che sta succedendo è che (finalmente!) molti piccoli e medi imprenditori padani, anche non di simpatie leghiste, stanno comprendendo che l’italia è un colossale imbroglio per fottere i coglioni che lavorano, e onestamente pagano ancora, per poco si spera, le imposte. Molti imprenditori, sopraffatti dalle tasse pitocche, stanno approfittando della crisi, della cassa integrazione, per chiudere bottega e/o spostare la produzione all’estero. Oppure passare al “nero” o scambiano onerosi dipendenti anziani con meno costosi giovani, spesso stranieri, assunti con un contratto precario.
Da menzionare pure che a fronte di un calo della ricchezza totale prodotta, stimato anche al 4% per il 2009, arriverà un altro milione d’immigrati a richiedere attenzione e diritti. Col sicuro risultato di peggiorare la situazione.
Tuttavia, assisterete attoniti alle sempre più numerose, sentenze della magistratura, decisioni delle “authority”, prese di posizione di “famiglia cristiana”, filippiche di Napolitano, il capo di stato dei Casalesi, in favore dell’ingresso indiscriminato di terzomondiali.
Mentre i NOSTRI invalidi lottano invano per tenersi il lavoro nella crisi, le cui miserrime pensioni non tengono il passo della globalizzazione, costretti a subire in silenzio, nelle scuole pubbliche, frizzi e lazzi da parte del bullismo “migrante”.
Ah già, se di certi problemi non si parla a ”ballarò” o “annozero”, non esistono, dimenticavo.
Quindi il Nord sta per divenire economicamente più simile al Mezzogiorno che all’Europa, con criminalità diffusa per merito dei “neoitaliani”, servizi scadenti, senza aeroporti intercontinentali, ferrovie indegne di questo nome, con un’amministrazione locale senza soldi, impossibilitata a reggere la concorrenza non solo del la Cina ma nemmeno delle vicine Spagna o Slovenia.
Pensate voi che, con tutto il rispetto, Molise, Calabria, Sardegna ed il resto del Sud riusciranno a competere loro con il resto del mondo per mantenere l’italia nel G7?
L’economia vince sempre sulla politica, come dimostrato dal fallimento dell’URSS e dal collasso in corso degli USA.
Non saranno di certo le miriadi di laboratori clandestini cinesi totalmente sconosciuti a INPS, INAIL e ispettorato del lavoro, dalle condizioni di lavoro selvagge, a salvare l’economia. Tantomeno i ristoranti “etnici” o i “call center”.
Ed è proprio per questo che l’italia è terminale!
Quatto o cinque regioni padane NON potranno sfamare 65 milioni di residenti, tra “italiani” e non, e contemporaneamente, reggere la competizione globale sempre più sfrenata che Obama si sta sforzando di imporre.
Non è matematicamente possibile che sempre meno cittadini che lavorano possano indefinitamente foraggiare sempre più persone a reclamare “diritti” e bisognose di aiuto.
Non c’è più niente da fare per questa italietta marocchina, qualsiasi referendum si struggano di far passare i “poteri forti”.
Qualunque FALSO RIVOLUZIONARIO “antipolitico” venga gettato nell’arena cybernautica a promettere grottesche ricette miracolistiche, qualsivoglia fustigatore “neander-italiano” infiocchetti di nastrini tricolori il proprio sito web, non basterà ai cospiratori, nemmeno tramare attraverso subdoli arlecchini istituzionali come Gianfranco Fini.
F. Maurizio Blondet
1 ) http://2piu2uguale5.ilcannocchiale.it/post/2120444.html
2 ) http://www.alessandroronchi.net/2009/cosa-dice-referendum-legge-elettorale/
3 ) http://archivio.rassegna.it/2008/lavoro/articoli/istat_occupazione.htm
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
6 commenti:
Finalmente qualcuno che la dice chiara, pure nei confronti del presidente della repubblica. Ma non è che questi delinquenti stamperanno più debito, per non rinuciare alle proprie disponibilità di spesa, che la caduta verticale del pil che si preannuncia per il prossimo anno, drammaticamente abbatterà?
Può essere che la Crisi che arriverà oltre ai disagi, privazioni e tristi miserie che patiremo, porterà anche la voglia al Nord di riscattarsi, di scrollarsi di dosso tutte le zavorre interne ed esterne. Penso che quasi 150 anni di tentativi (dal 1961!) sia un lasso di tempo sufficientemente lungo per dichiarare impossibile l'unità cosi come è stata strutturata/imposta.
Crisi che mandarà all'aria tutti i giochi di potere citati.
Me lo auguro.
caro falsoblondet, lei in fondo è un ottimista. la sua venerazione dell'economia le lascia sperare che il nord possa ancora salvarsi. e invece quel che ha distrutto il nord non sono gli immigrati, ma proprio il fatto che il nord non vive più se non per produrre. si è mai chiesto perché al sud gli immigrati non creano problemi? eppure in certe zone ce ne sono eccome... (per favore, non dica che è merito della mafia... troppo semplicistico, no?).
l'impero romano per secoli ha avuto i barbari alle frontiere, e li ha sempre respinti. perché poi è crollato? perché i barbari erano diventati troppo forti? per qualche programma "mondialista"? o perché i romani, troppo impegnati a fare soldi, avevano smesso di credere in Roma?
mario
perchè gli immigrati al sud non creano problemi?..a parte che non è vero;semplicistico o no,a me l'hanno detto dei napoletani in persona che dalle loro parti la camorra ne ha castigati parecchi,e perfino gli zingari adesso stanno più cagati.La violenza,caro anonimo risolve moolti problemi!
Non è la violenza a risolvere i problemi. E' il sapere qual è il proprio posto nella società. Al sud l'immigrato sa cosa si può permettere e cosa no (gli zingari sono un altro discorso, al sud ci stanno da un secolo e, questi sì, non hanno mai fatto altro che rubacchiare); al nord l'immigrato pensa di potersi permettere di tutto. Perché? E' un problema di violenza? Io credo di no. Il sud è una società che ha mantenuto (bene o male che sia) delle gerarchie; al nord sono saltate. Al nord l'immigrato non vede di fronte a sé una società coesa e unita (se non nella forma gretta del razzismo). Vede una specie di deserto sociale, e la cosa probabilmente mette a disagio lui per primo.
Signor Mario, il problema è che, qui, dovremmo trovare un "posto nella società", com'Ella si esprime,a 20mila straccioni al giorno, senz'arte né parte: non solo non integrabili, ma buoni solo ad ingrossare, ad un tempo, e la pressione sui servizi sociali e sanitari, e l'esercito industriale di riserva. Le dice niente quest'ultima espressione? Su di una oosa concordo: se non ci fosse di mezzo l'interesse di talune forze economiche del nord (ma non solo: io stò a Roma, e ne so qualcosa), il problema dell'immigrazione non sarebbe tanto grave.
Posta un commento