venerdì 10 luglio 2009

Paradossi previdenziali


La UE chiede all’italia di parificare l’età pensionabile tra uomini e donne nella pubblica amministrazione. A quanto pare per una mera questione “sessista”, una “discriminazione positiva” in favore delle donne, che possono a tutt’oggi ritirarsi dal lavoro a 60 anni anziché 65, ritenuta intollerabile dalle eurocrazie così attente alle “diversità” (1).

Già la riforma Amato, di parecchi anni fa, aveva progressivamente innalzato l’età pensionabile, di chi non possedeva sufficienti contributi, da 55 a 60 anni per le donne e da 60 a 65 per gli uomini.
Ma la GROSSA novità di questa nuova riforma sarebbe costituita dal fatto che riguarderebbe SOLO le donne della pubblica amministrazione.

Qui casca l’asino.
Perché se la proposta Brunetta andasse in porto nei termini di cui si legge, si avrebbe una svolta EPOCALE.
Si otterrebbe per la PRIMA volta una legislazione previdenziale che in un punto penalizza i dipendenti statali, sebbene solo donne.
Infatti, se andiamo a comparare il trattamento retributivo e previdenziale tra “pubblico” e “privato” si accorge che non vi è un singolo punto in cui il rapporto di lavoro privatistico offre più favorevoli condizioni al lavoratore.
Non solo.
Vi è il fattore ETNICO-GEOGRAFICO.
La stragrande maggioranza dei dipendenti statali sta nel centro sud, perfino in Padania, in certi settori del pubblico impiego, buona parte dei dipendenti sono di origine meridionale.
Una pietra miliare, la prima occasione della storia italica in cui una legge quasi non toccherebbe i lavoratori padani.
Si potrebbe anche dimostrare che lo spaventoso deficit dell’Inps è in MASSIMA PARTE causato dal fatto che tra meridionali, romani ed extracomunitari assai pochi percepiscono una pensione realmente contributiva.

Detto questo, secondo voi, può esistere in italia una legge che “penalizza” Roma, immigrati e Sud!?
ASSOLUTAMENTE NO!
Di conseguenza la riforma delle pensioni andrà in modo totalmente differente da come ce la vendono.
Accetto scommesse.
Alla fine, la parificazione dell’età pensionabile tra uomini e donne, se si farà, sarà estesa anche al settore privato. Dirò anzi, che tra le pieghe dei decreti “attuativi” ed eccezioni varie è probabile che solo le lavoratrici delle fabbriche dovranno andare a 65 anni se non avranno maturato sufficiente contribuzione.
Fu così con la normativa che anticipava leggermente l’uscita per i “lavori usuranti” che fu affossata perché non riuscirono a fare rientrare per “usuranti” anche il lavoro di impiegato di concetto al ministero.
Così è stato per la riforma del TFR.
Sventolata come “conquista storica” dei lavoratori da applicarsi subito anche al settore pubblico.

Sapete come è finita.
Che gli statali, le cui retribuzioni incrementano, uniche, più dell’inflazione, vanno a riposo anche con il 100% dell’ultimo stipendio è liquidazione INTEGRALE.
Viceversa per gli sfortunati che hanno pedissequamente versato all’INPS, con la riforma, avranno diritto al 50-60% forse dell’ultima retribuzione.

Il segretario della CISL, Bonanni, addirittura felice che le pensioni di anzianità erogate siano in calo (2).
Senza ritegno questo stronzo (per fortuna che è un “sindacalista”!) evita di menzionare che ciò è dovuto al fatto che nel settore privato fanno in modo che non ci sia convenienza a lasciare il lavoro per incassare un assegno che è la metà dello stipendio. Cosa che non avviene nel pubblico poiché l’assegno previdenziale sostanzialmente equivalente allo stipendio invoglia più facilmente a mettersi a riposo. E da aggiungere che le “finestre” per andare in prensione sono diventate sempre più rare cosicchè i lavoratori sono costretti a lavorare più mesi per non rimanere senza una qualche forma di entrata
Si diceva che il problema previdenziale è un fatto etnico e geografico.
Da un’indagine del Codacons, l’associazione di consumatori, emerge che il costo dei generi alimentari in Padania è il 30% in più del centro sud (3).
Quindi è sufficiente incrociare due dati per svelare il paradosso.
Un pensionato statale residente nel mezzogiorno che prende MINIMO 1200-1300 euro di pensione possiede una capacità di spesa equivalente a, diciamo, 1500-1600 euro a Milano.
Significativo il confronto con il lavoratore milanese INPS che con la riforma di Prodi raggiungerà dopo 36 anni di lavoro 800-900 euro mensili, forse 1000 con i 40 anni di contributi.

Facciamo un esempio concreto, prendiamo il prezzo del pane.
Stando a un'indagine che ho scovato in internet (4) nella capitale meneghina, il costo al kilo del pane comune varia dai 4,20 euro in centro giù a 3,20 in periferia sud. Vale a dire che con 800 euro si acquistano a Milano dai 190 a 250 kg di pane.
A Roma, secondo la medesima fonte, il costo medio del pane comune va da 1,7 a 2,5 euro al kg. Nell’Urbe dunque con 1200 euro di pensione INPDAP si acquistano da 480 a oltre 700 kg di quest’alimento. Quantità TRIPLA rispetto a un pensionato INPS residente in Lombardia.

Paradossale, vero?
Che coloro i quali si stracciano le vesti CONTRO IL FEDERALISMO, perché minerebbe l’”uniformità su tutto il territorio nazionale”, tacciano di fronte a queste difformità sul “territorio nazionale”.
Nessun sussulto d’indignazione di coloro che ci pretendono “equosolidali” sulla curiosa situazione per cui l’assistenza a invalidi, disoccupati e migrati è a carico SOLO dell’INPS, aggravandone il disavanzo, mentre l’INPDAP, che eroga le pensioni statali, non è mai chiamato alla “solidarietà”.
Che sono poi i medesimo buffoni che invocano la “democrazia dal basso” mentre fanno scongiuri per l’abolizione delle province e dei piccoli comuni!
I gaglioffi urlanti che i bergamaschi, i veneti, i milanesi non esistono perché “siamo tutti italiani”, però, un minuto dopo, cambiato discorso, si vantano di essere sardi, pugliesi, napoletani DOC!
Ancora, coloro che blaterano di sopprimere “miliardi” di “auto blu” senza dirci che farne dei “miliardi” di AUTISTI IMPUNITI (5) di “auto blu”!
Infine quelli che invocano la “costituzione” come baluardo di “eguaglianza” perfino in favore degli stranieri clandestini ammutoliscono di fronte alle DISUGUAGLIANZE di trattamento tra lavoratori pubblici e privati.

Sull’immigrazione poi, fui facile profeta quando scrissi che il “pacchetto sicurezza” sarebbe stato un’altra congiura per fare entrare più immigrati, senza costrutto in uno stato che va sprofondando a vista d’occhio nella crisi mondiale.
DOPO le elezioni, Giovanardi per conto del PDL, e in PERFETTA SINTONIA con il PD e UDC, chiede la regolarizzazione delle badanti (e muratori, raccoglitori di pomodoro, eccetera) per non meglio identificati ragioni di utilità.
Ma cosa avverrà nella realtà?
Succederà che una volta regolarizzate le “badanti”, non troveranno lavoro legale perché pochi tengono 2mila euro mensili per assumere con contratto regolare. Ma autocertificando il FALSO (che hanno un lavoro conforme alla legge) ottenerranno i ricongiungimenti famigliari di figli, mariti e genitori (“diritto al nonno” lo aveva chiamato Giuliano Amato). Tanto una volta arrivati legalmente i parenti, anche grazie a dichiarazioni dimostratesi fasulle, non potranno essere allontanati e godranno di tutti i diritti degli stranieri in regola.
Col paradosso, ennesimo, che i NOSTRI anziani si vedranno decurtate le mensilità per provvedere di un assegno assistenziale ai “nonni” di badanti in nero, di braccianti agricoli stagionali e di operai disoccupati.

Con la riforma partita il primo luglio senza i 40 anni di contribuzione è impossibile andare in pensione prima dei 60 di età.
Si genera in tal modo ciò che il sottoscritto profetizza da anni: le pensioni “flat”, ossia età pensionabile e l’ammontare dell’assegno indipendenti dalla REALE storia contributiva, alla faccia della “meritocrazia”.
Cosicché lo zingaro ramingo, il mafioso impenitente, il “burino” romano che ha vissuto una vita di espedienti percepiranno sostanzialmente il medesimo emolumento da pensione dell’operaio padano, vessato dagli obblighi di legge, terrorizzato dai sindacati cui per decenni avevano detto “devi pagare le marchette altrimenti non ti danno la pensione”.

Non temete, tuttavia, la pensione “flat” non involge tutti quanti.
Esenti le Caste parassitarie.
Niente “riforma” per i parlamentari che ottengono la pensione dopo 30 mesi (non anni!) di “lavoro” sugli scanni, Nemmeno a rischio i magistrati magari assegnati all’antimafia dopo avere raggiunto certo status grazie a qualche “conoscenza”. Come può “lottare la mafia” uno che ha fatto carriera GRAZIE alla mafia!?!
Nulla tange, beninteso, le prerogative dei dipendenti di quirinale, Rai, bankitalia, regione siciliana (6), INPS, INPDAP, camera e senato, che continueranno a percepire assegni principeschi nella per di più in totale “privacy”.
Per loro sarà sempre Natale.
L’estremo paradosso italico è questo.
Che lo stato-zombie nel disperato tentativo di sopravvivere alla globalizzazione e alla perdita di importanza strategica PREMIA i lazzaroni, i bugiardi, i malfattori, i clandestini.
Gli ipergarantiti dall’ombrello statuale, sentendo giungere la fine, dimostrano tutta la loro natura MAFIOSA, la quinta essenza l”italianità”.

Assisterete attoniti, VOI IMBECILLI “fieri di essere italiani”, che avete magari già versato contributi per 30 anni, alle “convergenze parallele” tra poteri criminali (mafia + chiesa secolare + alta finanza) con lo stato italiano (politici + burocrazie inadempienti + magistratura) per RINSALDARE L’UNITA’ NAZIONALE.
Guardacaso, i sindacarti aguzzini, che A PAROLE si battono contro il lavoro nero e il precariato, avallano ogni irregolarità, anomalia, illegalità lavorativa pure di giustificare l‘ingresso di stranieri a qualunque titolo. E settori della chiesa, la Caritas, che DISCOLPANO perfino la prostituzione di strada a tenere le zoccole nel “belpaese” altrimenti molte, non conoscendo altro mestiere, se ne tornerebbero da dove sono venute.
Questo vi dice come la “sinistra” politica e sociale sia in verità sotto il totale controllo dei “poteri forti” anglo-americani. La “sinistra radicale”, i ”no global” che pretenderebbero “più stato, meno mercato” sono creature dei globalizzatori della Trilaterale, Bilderberg e altre entità le quali, attraverso l’immigrazione selvaggia, mirano in realtà a DISTRUGGERE gli stati per affidare ogni settore economico al MERCATO!
Dalle colonne dei giornali “autorevoli” sono decisamente affievoliti certi argomenti, come il potere d’acquisto dei salari o i diritti delle donne lavoratrici in materia di retribuzione e maternità, asili nido. Scomparsi altri “must” della fraseologia italiota: la “disoccupazione al Sud” e “giovanile”. Perché dovrebbero altrimenti spiegare la contraddizione tra l’ingresso libero di “migranti” e la crescita esponenziale di stranieri iscritti alle liste di disoccupazione.

Ormai la classe politica centralista all’unisono inneggia alla globalizzazione più feroce, disposta ad accettare qualunque arretramento dei diritti dei lavoratori per avvantaggiare gli extracomunitari. Anche in materia pensionistica.
Il tutto nella vana speranza, ovvio, di creare un “popolo italiano” farlocco il quale, votando in cabina elettorale per due partiti similmente farlocchi, PD o PDL, possa prolungare il merdoso tricolore.
Con la “sanatoria” che, di fatto, rese inutile la legge Bossi-Fini regolarizzarono 700mila clandestini (pure allora il pretesto furono le badanti), altrettanto avverrà stavolta riconfermando, anche questo ve l’avevo già scritto, che nel 2009 sarebbero entrati oltre UN MILIONE di stranieri (sanatoria + ricongiungimenti famigliari + ingressi da paesi neocomunitari). A fronte di un PIL in caduta libera e qualcuno prevede anche un milione di nuovi disoccuparti.

E per mantenere questa moltitudine, siate certi, che saranno i lavoratori e pensionati DEL SETTORE PRIVATO A SUBIRE. In termini di tagli previdenziali, inasprimento fiscale per le PMI (altro che riduzione delle tasse!) e impennata delle imposte “locali” a ripianamento dei sempre minori trasferimenti statali.
Ecco come sarà la “riforma delle pensioni”.
Davvero, accetto scommesse!

F. Maurizio Blondet

1 ) http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/businessNews/idITMIE55R04K20090628
2 ) http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=360337
3 ) http://www.guadagnorisparmiando.com/acquisti/differenze-importanti-per-i-prezzi-degli-alimentari-tra-nord-e-sud/
4 ) http://www.guadagnorisparmiando.com/acquisti/pane-lindagine-sui-prezzi/
5 ) http://www.repubblica.it/2003/g/sezioni/cronaca/patente/autoblu/autoblu.html
6 ) http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/cronaca/pensionato-sicilia/pensionato-sicilia/pensionato-sicilia.html

domenica 5 luglio 2009

Il volo dell'Aquila


Il governo giapponese ha intenzione di chiedere al prossimo G8 dell’Aquila che le maggiori economie del mondo supportino il dollaro americano come moneta di riferimento
internazionale, oggigiorno si usa dire “globale” (1).
La Cina aveva proposto tempo fa una “valuta globale” in sostituzione del biglietto verde su cui riversare il suo astronomico surplus commerciale, che è sopratutto denominato in dollaro, dato che con esso compra debito americano.
Il Giappone, anch’esso timoroso per i propri scambi commerciali e le proprie riserve valutarie, propone la strada più breve.
Semplicemente confermare la divisa USA nel ruolo che è suo dalla fine della seconda guerra mondiale. Ossia di moneta stabile e sicura in cui riversare denaro e su cui calcolare il valore delle “commodities”, le materie prime, o qualsiasi merce soggetta a scambio internazionale.

Questo porta ad alcune considerazioni.
La prima sorge spontanea.
Il dollaro è “de facto” la valuta internazionale da 60 anni, allora perché rappresentanti della seconda economia al mondo, alla vigilia del G8, dovrebbero riaffermare la necessita di tenere il biglietto verde come ”lingua franca” degli scambi commerciali e transazioni finanziarie.
La seconda questione è prettamente economica.
Gli Stati Uniti stanno letteralmente collassando.
La GM non sa più a che santi votarsi per riprendersi, alla Chrysler Marchionne riesce solo a fare qualche lifting ai marchi e nulla più.
Il prezzo delle case in crollo continuo, i dettaglianti boccheggiano e i tassi d’interesse sulle carte di credito incrementano rendendo più costoso quel debito su cui si basa larga parte del consumo laggiù. E assistiamo a una nuova ondata di fallimenti bancari.
Dopo una leggera ripresa primaverile, il tasso di disoccupazione ha ricominciato a salire toccando il 9,5% che, osservato con “occhi” europei, vale almeno un 11-12 percento, oltre la soglia di guardia per un paese “ricco”.
A riguardo è da notare come vi sia una sostanziale differenza nel computo della disoccupazione tra Europa e USA. Come è possibile leggere nell'Employment Situation Summary il calcolo dell'occupazione americana campiona sulla base dell'Household Survey Data, ovvero calcola solo i proprietari di una casa che cercano lavoro (2).
Facendo rientrare in altre statistiche coloro che, disoccupati, non cercano più lavoro e coloro che non hanno una casa (3).
Al contrario la statistica europea (e l’Istat) centra il campionamento su base comunale e familiare producendo dati più realistici e attendibili (4).

La Boeing, una volta, dopo la fusione con McDonnel-Douglas quasi monopolista della fabbricazione di aerei passeggeri, non riesce a fare spiccare il volo al prototipo del 787 rinviato per la quinta volta (5).
Tanto che, ricordando i trascorsi (6), viene da pensare male sulla sequela d’incidenti in tempi ravvicinati accaduti a velivoli della rivale europea Airbus.
In curiosa coincidenza con l’annuncio del rinvio del primo test del nuovo 787 e della cancellazione di numerosi ordini alla Boeing, il misterioso incidente dell’Airbus Air France al largo del Brasile (con i media AMERICANI affrettatisi a sostenere che le “scatole nere” NON sarebbero state ritrovate!).
L’Airbus A330, prima di questo disastro, risultante da una ricerca della stessa Boeing, era l‘unico aereo passeggeri a non avere mai avuto incidenti seri direttamente coinvolgenti voli di linea dopo un milione di decolli e di atterraggi dall’entrata in servizio nel ’94 (7). Insomma, l‘aereo più sicuro al mondo.
Un’altra contrattista americana, la Grunman, nota fabbricante di mezzi dei pompieri e furgoni postali costruì anche il LEM, il modulo di discesa lunare per il film più costoso della storia: la totale falsificazione e simulazione dello sbarco sulla Luna di cui proprio questo luglio ricorre il 40simo anniversario.

“Aquila è atterrata” (“Eagle has landed”) disse Neil Armstrong quando il modulo toccò bugiardamente la superficie selenica portato dall’Apollo 11.
L’aquila è un simbolo massonico (degli USA e della loro Moneta) e pagano (dell’Esercito Romano). Questo volatile, per gli Illuminati, simboleggia l’occhio del dio Horus (antico nome di Lucifero!) che dall’alto, grazie alla vista acutissima, conosce ogni cosa mondana.
L’America ha bisogno di mantenere un ruolo egemonico ANCHE per custodire questo ad altri orribili segreti della sua tumultuosa storia di superpotenza.
Qui sorge il problema.
Se il mondo continuasse ad accondiscendere al dollaro come “moneta globale” esso dovrebbe essere giocoforza “forte” in piena contraddizione con la realtà economica (e sociale) oramai degli “States”.
Chiaro che i paesi asiatici, Cina in testa, incluso sotto sotto anche il ricco Giappone, preferirebbero un dollaro forte in modo che i loro interscambi, principalmente con gli USA, possano profittare della buona vecchia “svalutazione competitiva” per spingere le esportazioni fattispecie in questo momento di vacche magre.

Anche agli americani idiotamente “sborroni” piacerebbe tenersi una moneta forte.
Tanto per cominciare gli USA non esportano niente, praticamente solo armi e film per i quali lo svantaggio del cambio è meno rilevante.
Inoltre abbisognano attirare capitali finanziari per tenere oleata la “sacra giostra” di Wall Street. Sicché, mentre gli investimenti PRODUTTIVI necessitano di manodopera a buon mercato e cambi favorevoli, nel caso degli investimenti SPECULATIVI occorre denominare la “grana” in moneta forte e stabile a protezione della fuffa.
Da aggiungere poi che gli yankee vacanzieri godono nell’andare all’estero spadroneggiare con i “dollaroni” anziché, ad esempio, subire da “pidocchiosi” la forza dell’Euro.

Appunto, l’EURO.
E’ proprio ìa moneta unica europea a mettere i bastoni tra le ruote a questa visione “dollarocentrica”.
Perché la quotazione e la stabilità della moneta europea sono assai più agganciati al VERO valore dell’economia continetale, non a una convenienza globale di tenere l’euro “alto”.
Quindi il progetto di mantenere l’unità di conto di un paese in rovina come valuta di riferimento può avere successo SOLO ammorbando l’autentica moneta forte del globo.
Una possibilità potrebbe essere la creazione di un rapporto fisso/parità tra le due monete, in tal caso di fatto creando il “Mondeo” la moneta unica globale, sogno inconfessabile e di lunga durata dei cospiratori globalisti. In tal modo però Europa (BCE) e America (Fed) dovrebbero agire in sintonia sui tassi, concertando le decisioni, ma oltre atlantico difficilmente accetterebbero perdere la prerogativa d’insindacabilità in merito al dollaro.
Altrimenti, altra possibilità sarebbe la riduzione dell'unità monetaria europea a simulacro di moneta forte e stabile, tale è oggi il dollaro, di modo che la concorrenza dell’euro, rivale come divisa globale, non costituisca un pericolo.

Come possono affossare EFFETTIVAMENTE l’euro?
Indebolendo i punti forti del Vecchio Continente: la COESIONE SOCIALE e la SOLIDARIETÀ INTERCLASSISTA bene o male “genetiche” nel welfare europeo.
Chi mi legge ha già intuito il mezzo per raggiungere questo fine.
Il trucco è di inondare l’Europa di immigrati spiantati e inintegrabili in modo da eradicare lo spirito solidale sviluppato in millenni di filosofia cristiana. Fare saltare in aria lo stato sociale (dalle “radici cristiane”!) con conseguente privatizzazione di tutto il privatizzabile. Operazione del resto già riuscita nel “giardino di casa” (come lo definì Noam Chomsky), ovvero il Sudamerica.

Nel paese dei ciechi il guercio si sente re.
Questa invece la filosofia del PNAC e affiliati.
A questo servono le guerre infinite di destabilizzazioni che costano trilioni di dollari pure in un paese alla bancarotta.
Ecco perché le spese militari aumentano a dispetto della crisi, con l‘America in testa (8). Il 2009 sarà anno record per le spese militari nel mondo, e più della metà dell’incremento dovuto ai soli Stati Uniti “abbronzati” (9).
Niente soldi viceversa per le “infrastrutture”, “smart grid” elettrica, “riforma sanitaria”, tantomeno per stimolare la “green economy”, tutti argomenti che furono semplice specchietto per le allodole schiocche in campagna presidenziale di Obama.

Al G8 che “allunerà“ all’Aquila, Abruzzo, verrà presa questa decisione (tuttavia “diabolicamente” i media riporteranno tutt’altro).
Che la leadership mondiale degli Stati Uniti dovrà essere conservata, per portare a compimento il NWO, e inevitabilmente, il dollaro USA andrà IRROBUSTITO, costi quel che costi, moneta-leader INDIPENDENTEMENTE dai fondamentali economici statunitensi.
Bisognerà attendere e fare attenzione a quali strategie verranno messe in atto per attuare ciò, monitorare quali distorsioni sull’economia reale e conseguenze sulle popolazioni avrà questa intenzione.
Il rischio immediato è unicamente per Berlusconi.
Infatti, un fallimento meramente ORGANIZZATIVO del G8 gli “tarperebbe le ali” marcando la sua FINE politica poiché si dimostrerebbe quel buffone e incapace per cui da sempre è dileggiato e vilipeso da parte dei suoi avversari politici.
Invece la fine del volo dell’Aquila come “moneta unica mondiale” ha da attendere.

F. Maurizio Blondet

1 ) http://www.reuters.com/article/newsOne/idUSTRE5621DR20090703
2 ) http://www.bls.gov/news.release/empsit.nr0.htm
3 ) http://www.bls.gov/news.release/empsit.faq.htm
4 ) http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/forzelav/20050620_00/noteinformative.pdf
5 ) http://business.timesonline.co.uk/tol/business/industry_sectors/engineering/article6564744.ece
6 ) http://en.wikipedia.org/wiki/ECHALON
7 ) http://blogs.reuters.com/great-debate/2009/07/01/a-dark-and-windy-night/
8 ) http://notizielibere.myblog.it/archive/2009/06/28/le-potenze-si-preparano-alla-guerra-record-mondiale-nelle-sp.html
9 ) http://www.guardian.co.uk/world/2009/jun/08/record-world-weapons-spending

mercoledì 1 luglio 2009

Sacconi di ignoranza


Tempo di esami di maturità e poi di scegliere per i giovani e di consigliare per gli adulti a quale corso di laurea universitario iscriversi.

Avevo in mente di buttare giù qualcosa in merito, tergiversavo finché non ho letto questa dichiarazione del ministro Sacconi (1). Anche su di lui, da tempo, meditavo di scrivere qualcosa.
Il ministro afferma “con correttezza” stando alla fonte: “Se un giovane vuole essere ‘occupabile’, che è il primo passo per essere ‘occupato’, deve investire su se stesso. Non deve scegliere la facoltà più facile dell’ università più facile. Deve sapere che il lavoro è parte del suo processo educativo”.
Immediatamente questa affermazione sembra senza pecche anzi perfino dotata di un qual tono pedagogico.
A rileggere invece si comincia a intuire la pochezza di questo personaggio, fatto ministro del lavoro, privo di un aspetto da velina, senza lasciarci intuire tramite quali oscuri percorsi abbia raggiunto tale carica.

Prima di tutto.
E’ vero che NON bisogna immatricolarsi dove c‘è la “coda più corta" agli sportelli della segreteria di facoltà.
Nemmeno buttarsi semplicemente nell’ateneo “sotto casa” o sui corsi ritenuti “facili”.
Lo so, c’è pure gente che si è presa una intera laurea in medicina, giurisprudenza o ingegneria per compiacere i genitori. O perché con una certa laurea lo zio prometteva un “aiutino” per l’assunzione alle poste. Medici che svengono alla vista del sangue (!), ingegneri che non conoscono il calcolo differenziale, avvocati che non si ricordano gli articoli di legge.
Ma questo è da ascriversi nella patologia, a mio avviso.
Le cose stanno in maniera diversa.
Ciò che il ministro postula, volontariamente o meno, è la piena interpretazione del piano globalista del Nuovo Ordine Mondiale: schiavizzazione delle masse facendo non solo accettare “lavori umili” (come sostiene Sacconi) e sottopagati ma pure fargli studiare con tripla fatica materie senza interesse, purchè producano soldatini di stagno conformati all’Agenda. Zucche vuote, occupate nel tempo libero con i gossip, il calciomercato e le previsioni del tempo sul Canale di Sicilia.

Invito formalmente i lettori ad assimilare chiaramente questo concetto.
All’università ci si va per completare la propria formazione culturale seguendo l’indole personale ed i propri sentimenti.
Studiare come degli automi per superare gli esami a raffica mirando solo a evitare il 18 non è l’approccio ideale.
Detto questo, durante il corso degli studi può succedere di tutto, come al sottoscritto cui è capitato di perdere un genitore. E tra una cosa e l’altra passare un anno senza dare esami.
Ma lo spirito primario con il quale iniziare l’avventura universitaria deve essere l’appetito di conoscenza, la voglia di elevarsi “ad maiora” nel campo cui si è inclini.
Questo garantisce non poco ausilio, per giunta, nel superare gli “scogli” costituiti da certi grossi esami specie nei primi anni.

Ai diplomandi, che hanno avuto discussioni con i genitori circa la scelta della facoltà in cui proseguire gli studi, dico di andarsene di casa, se necessario, (siete maggiorenni!) a studiare ciò che stuzzica. Che sia Scienze delle Comunicazioni, Conservazione dei Beni Culturali o Chimica Industriale o uno della miriade di nuovi corsi previsti dalla riforma Berlinguer.
Perché, ficcatevelo in testa, se a uno non piace fare l’ingegnere, anche se si laurea in ingegneria, finirà poi per NON fare l’ingegnere o farlo controvoglia. E quanti hanno veramente intenzione di esercitare per trenta o quaranta anni una professione che non garba?
Allora, indipendentemente dalle prospettive occupazionali, è meglio da subito studiare veramente ciò che si ha a cuore e non ciò che dicono i politici di giornata attraverso i media servili.

Bisogna subito dire chiaramente che le informazioni di stampa circa le facoltà “sicure” in fatto di garanzie occupazionali post lauream sono ampiamente discutibili.
Poichè fidate sulle statistiche dell’Istat che sono manipolate, artefatte, incomprensibili, solo molto probabilmente inventate di sana pianta (2). Numeri raffazzonati alla bell’e meglio in un qualche palazzone capitolino nei ritagli di tempo tra una pausa caffè e l’altra.
Partendo dal generale si deve specificare che molto più facile trovare lavoro se si possiede un titolo di studio di cui i laureati sono pachi anziché a valanghe.
Non ho dati statistici sottomano ma è importante ricordare che il rapporto tra numero di laureati in Giurisprudenza e, per esempio, Fisica o Matematica o Geologia è probabilmente di CENTO A UNO.
Lapalissiano sia più facile impiegarsi se la concorrenza è minima.
Da ciò si evince che per un matematico o un fisico è assai più semplice trovare lavoro, per esempio, nell’insegnamento nei Licei Scientifici e ITIS e in tutte le strutture scolastiche in cui per insegnare matematica e fisica è richiesta la laurea corrispondente.
Altresì, sempre nel settore didattico, infinite sono le graduatorie e flebili le speranze per il mucchio selvaggio” di laureati in materie letterarie, economiche e giuridiche.

Di conseguenza il fattore quantità è importante più del fatto che un corso sia “facile” o si trovi “sotto casa”.
Altri corsi poco frequentati, per i quali è discretamente facile trovare un lavoro anche nella scuola statale (che è precariato puro ma quantomeno qui il rapporto stipendio/ore lavorate si mantiene su livelli di decenza) stanno nelle facoltà scientifiche.
Difatti, non sono poi così tanti i laureati in Biologia, Chimica, Scienze Naturali, Agraria, Scienze Ambientali e simili.
Ci sono pochi laureati e molta richiesta nell’ambito delle Scienze Alimentari (anche con la crisi necessita confezionare cibi genuini) oppure Scienze Geologiche in cui vi è spazio nel pubblico (insegnamento, rilevamenti cartografici, protezione civile, censimento pozzi ecc) e nei grossi gruppi industriali (ricerca idrocarburi, prospezioni per le infrastrutture, VIA ecc).
Consigliabile inserirsi nel settore sanitario (la gente si ammala con qualunque governo) anche se credo tutti gli accessi sono a numero chiuso.
Corsi “intermedi”, quanto a possibilità occupazionale, sono Ingegneria, Architettura, Psicologia e Informatica, di per sé abbastanza selettivi, ma oramai così diffusi da avere tantissimi studenti e molti laureati in cerca di sistemazione.

Esistono poi, in particolare, una serie di facoltà come Sociologia, Scienze Politiche, Scienze delle Comunicazioni, DAMS che producono figure “plastiche” che una volta impossessatesi dell’agognato “pezzo di carta” una carriera se la devono sostanzialmente inventare nei settori più disparati, pubbliche relazioni, mass media, pubblicità e così via.
In questa italia “multiculturale” esistono facoltà invece da “evitare”?
Sì, sono le facoltà linguistiche.
Sia chiaro, non sto per niente affermando che non bisogna studiare le lingue e le letterature di altri paesi e continenti.
Eppure con tutti i figli degli immigrati che sono “naturalmente” bilingue (o perfino trilingue come, per dire, i moldavi che si portano il romeno e sono contemporaneamente russofoni) loro avranno facilità estrema nel ruolo di interpreti simultanei e traduttori.
Sicché, specie per certe lingue “ostiche” tipo giapponese, cinese, coreano, il “madrelingua” detiene un vantaggio insormontabile per uno studente nostrano anche uscito con votazione massima e bacio in fronte da Lingue Orientali a Ca’ Foscari.
Personalmente conosco una ragazza serba che ha solo il diploma di scuola media superiore, ma ha un gran da fare come interprete e traduttrice italiano-serbocroato, sfoggiando perfetto bilinguismo, essendo arrivata in Padania con la famiglia da bambina.
Del resto, notate, nei corsi di lingua di vario livello gli studenti favoriscono la ”madrelingua” e tale dicitura viene anche spesso apposta nelle inserzioni pubblicitarie per questo genere di corsi.

Specularmente, se uno desiderasse in seguito trasferirsi all’estero quale sarebbe il background preferibile?
Secondo la mia opinione, senz’altro materie scientifiche, economiche e mediche. Viceversa con la nostra giurisprudenza e letteratura, salvo eccezioni, ci fate poco oltrepassati i confini della penisola.
Tuttavia RIBADISCO che all’università bisogna studiare ciò che interessa e, certamente, ciò che serve.
Ma cosa veramente “serve”?
Giorni fa ho sentito in televisione (“Orario Continuato”,Telelombardia), commentando le citate dichiarazioni di Sacconi, una giornalista sancire: “allora per i laureati di filosofia non c’è speranza”.
Povera donna!
Ma se è giusto la Filosofia a dare speranza.
Di interiorizzare la capacità di ragionare e la virtù della sintesi, implementati dallo studio di questa materia, che sono sommamente utili nella vita meglio che avere superato d’impeto trenta esami di diritto semplicemente memorizzando a macchinettaa leggi e commi.

Dunque, se siete meridionali e vi hanno convinto che dovevate diventare “perito meccanico” per dopo emigrare con le valige di cartone e il capo chino in cerca di fortuna, anche se la vostra famiglia non è agiata, studiate ciò che vi piace poiché, di qualsiasi cosa si tratti, è anche ciò che vi serve davvero per formare i vostri giudizi e fissare le vostre opinioni.
Non date retta ai “benpensanti”, rispettabili e perbene che in vero vi trattano da asini, una volta a carote, altre a bastonate. Mentre cercano di persuadervi che se anche voi volete essere “rispettabili e perbene” dovrete studiare ciò che dicono loro, lavorare per un salario deciso da loro per comprare cose prodotte da loro e magari morire anche quando loro fa comodo.
E se per caso vi capita di sentire qualcuno sostenere che “i giovani non dovrebbero studiare perché non trovano lavoro con la laurea”, per favore, da parte mia, mandatelo a fare in culo!
Se avete desiderio, fateli gli studi universitari prima che gli “obamisti”, invocando l’”abbronzato” come “presidente del mondo”, ottengano da noi come in America, lo studio una riserva per ricchi scemi anziché un diritto per tutti.

F. Maurizio Blondet

1 ) http://www.corriereuniv.it/2009/01/sacconi-non-scegliete-la-facolta-sotto-casa/
2 ) http://www.istat.it/lavoro/unilav/seconda_parte.pdf

giovedì 25 giugno 2009

Donne sull'Abisso


Mentre in italia si discute come trattarsi di stretta attualità, perfino nei blog “alternativi” (!), ancora di Mani Pulite, un episodio di 17 anni fa, del “caso Moro” di 31 anni fa, del delitto Pasolini di 34 anni fa, in Francia ferve il dibattito sulla discussa compatibilità del burqa, indumento della tradizione islamica, con la secolare costituzione transalpina.

L’Assemblea Nazionale ha varato un’indagine in proposito il giorno dopo che il presidente Nicolas Sarkozy aveva controversamente dichiarato che il burqa “non è benvenuto” in Francia (1).

Per iniziativa trasversale, un gruppo di 32 deputati si è dato sei mesi di tempo per stabilire se l’uso di tale vestimento musulmano sia in contrasto con i PRINCIPI affermati nella costituzione. Dopo che un gruppo di 57 deputati, guidati dal COMUNISTA Andrè Gerin, aveva firmato una petizione per chiedere uno studio sulla fattibilità di vietare l’uso del burqa nei luoghi pubblici.
Sarkozy ha scritto ai membri dell’assemblea: “Il problema del burqa non investe la religione, si tratta di una questione di libertà e dignità delle donne. Non è un simbolo religioso. E’ un segno di sottomissione e di asservimento. Voglio dire solennemente che il burqa non è benvenuto in Francia”. Ha proseguito aggiungendo: “Noi non possiamo accettare che nel nostro paese vi siano donne intrappolate dietro ad uno steccato, tagliate fuori dalla vita sociale, deprivate di ogni identità. Questa non è l’idea che abbiamo della dignità di una donna”.

Già nel 2004 il parlamento transalpino aveva PROIBITO l’uso del velo islamico, nei luoghi pubblici, alle musulmane minorenni. E nella stessa legge furono vietati anche i crocefissi di grandi dimensioni, i turbanti Sikh e la kippah ebraica. In nome della iperlaicità dello stato.
L’anno scorso, addirittura, un’alta corte NEGO’ ad una cittadina marocchina la naturalizzazione francese poichè si era rifiutata di togliere il burqa.
Esistono oltralpe anche correnti di pensiero per vietate il “nero lenzuolo” copritutto in ogni caso, anche nei luoghi privati.

Aldiquà delle Alpi invece, nel parlamento nella repubblica bananiera delle “escort” nessuno si sognerebbe di accendere un dibattito TRASVERSALE sulla opportunità di vietare questo indumento in rispetto ai diritti delle donne, veri o presunti.
D’altronde come si ardirebbe parlare di dignità della donna in un paese in cui si consente ai nigeriani lo sfruttamento più bieco della prostituzione delle loro connazionali? E ai papponi albanesi di provocare un aborto a furia di calci nella pancia alle sventurate loro “protette” che hanno commesso la distrazione di rimanere incinte.
Storie di tutti i giorni.
Se pure il presidente del consiglio è sospettato di “andare a escort” a duemila euro a notte come sarebbe possibile condannare veramente gli stupratori rumeni o magrebini?

Le donne tutte sono tra le sconosciute vittime dell’italia terminale.
Pur di accondiscendere i “nuovi italiani” lo stato-zombie tollera non solo il burqa ma anche l’infibulazione, un bestiale sfruttamento femminile sulle strade e nei laboratori clandestini.
E consente che le nostre donne abbiano paura di uscire la sera da sole, di sentirsi trapassare dagli sguardi smaniosi di extracomunitari infoiati, di vedersi morire i figli da un giorno all’altro di meningite C.
Vi è una gara a garantire i “diritti dei clandestini”.
La “società civile” ha negli occhi solo gli extracomunitari che in cabina elettorale possono garantire la sopravvivenza della “nazione”. Mai lemma fu più impropriamente appioppato ad un coacervo di tribù l’una contro le altre armate come sono i vari popoli che albergano da millenni sulla penisola.

In italia non vi è discussione.
Sull’ingresso libero e sui “diritti” negati a noi per riservarli ai “migranti” vi è consenso integrale.
Tutto è pianificato e promosso in un’operazione sinergica dai poteri FORTISSIMI come il “padrone” giudeo-americano (che controlla i servizi segreti, G. Fini, Travaglio, sinistra radicale, PD, UDC e il partito di Pannella) oppure dalla massoneria (perfino satanista che dirige i vertici dell’ANM, CSM, banche, Grillo, Confindustria, PDL e financo settori “cattolici”, sigh!, come Caritas e le edizioni paoline di Famiglia Cristiana).

La stampa, a sua volta vigilantissima, fa passare come “da paese normale” che la magistratura, che dovrebbe essere PRIMO baluardo della legge, si schieri IN MASSA dalla parte dei clandestini i quaii, in quanto tali, violano decine di norme e leggi della repubblica che l’ordine giudiziario è profumatamente RETRIBUITO per fare rispettare!
Non ci sono i denari per gli ammortizzatori sociali e la cassa integrazione, al dilagare della crisi, ma mai mancano per finanziare nuovi campi nomadi e per manonere coloro che hanno lo status di “rifugiato politico”.
Gli zingari ricevono 30 euro al giorno “CADACRANIO” come “contributo per l’integrazione”, cioè 900 euro al mese (2). Significa che ci sono famiglie Rom che pigliano anche 2700, 3600, 4500 o più euro mensili, senza alcuna contropartita.
Si prevede di tagliare l’assegno previdenziale mentre l’ammontare di quello di invalidità langue. Tuttavia si incoraggia il ricongiungimento d’invalidi ed anziani stranieri arrivati all’unico desiderio di ottenere una provvidenza assistenziale dall’INPS. Senza che, evidentemente, costoro abbiano mai versato contributi previdenziali e, ovvio, loro immancabilmente vantano i requisiti di reddito.
A esempio un singolo “rifugiato politico” costa giornalmente da 32 a 50 euro (3) equivalenti da 960 a 1500 euro mensili. Per i NOSTRI invalidi calpestati dalla miseria di 246,50 euro non ci sono le “risorse”. Considerando che da noi i “rifugiati”, escludendo i minori, sono 38mila secondo l’ONU (4), essi costano alla collettività almeno QUANTO da 130mila a 200mila invalidi civili!
TUTTE le normative sul lavoro a qualunque livello sono studiate con l’intento di rendere più conveniente assumere stranieri anziché lavoratori autoctoni.
Purché, alla fine, si costituisca il popolo italiano lo stato offre ogni garanzia, consente agli immigrati di compiere ogni sopruso e, a loro volta, subire qualunque angheria.

Ho sentito dire che gli adoratori del Demonio, a guisa del loro Signore immondo praticano la burla e lo sberleffo, stanno macchinando sottotraccia nell’ambiente calcistico.
Per ottenere cosa?
Indurre Marcello Lippi, selezionatore della nazionale maggiore di calcio, nell’ambito del “ringiovanimento” della squadra, a convocare il calciatore Balotelli, solo perché è un NEGRO senza riguardo se il ragazzo sia o meno “da nazionale”.
Lo “scherzone” sta nel fatto, conseguentemente, che i tifosi sfegatati ultranazionalisti e razzistoidi di estrema destra, che allo stadio sugli spalti cantano “faccetta nera” e fanno il “saluto romano” durante l’esecuzione dell’inno di Mameli, dovranno tifare per una squadra il cui attaccante è un NEGRO!

Se questa è l’italia nessuna speranza, avrete ben compreso, per le donne, maciullate in strada da sfruttatori incontentabili, sotterrate dai mariti “talebani” sotto un pastrano nero, sfruttate all’osso ai telai irregolari.
Le uniche donne fiere di essere “italiane” sono le puttane d’alto borgo, le “escort” che a colpi di mazzette da mille quantomeno fanno giornata.
E le leggiadre femmine di Belfagor che dai loro forum, mentre incensano i loro bassi idoli (5), sbandierano una libertà appiccicaticcia che in vero non posseggono, loro sì, peggio delle islamiche in burqa perché è la loro anima ad essere imprigionata dal “burqa” della possessione diabolica.
Questa una “camicia di forza” irremovibile, per l’eternità.

F. Maurizio Blondet

1 ) http://www.loccidentale.it/articolo/sark%C3%B2+va+a+versailles+per+dire+che+il+burqa+in+francia+non+%C3%A8+il+benvenuto.0073795
2 ) http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20070924003121AASfkir
3 ) http://beta.vita.it/news/view/92064
4 ) http://www.unhcr.it/news/dir/62/view/140/quanti-sono-i-rifugiati-in-italia-14000.html
5 ) http://forum.malvestite.net/index.php?action=printpage%3Btopic=1411.0

domenica 21 giugno 2009

Il “valore” dell’italia


La cosa che si rammenta meglio della recente visita di Berlusconi alla Casa Bianca è che Obama gli parlava senza rivolgergli lo sguardo.

Sintomatico della nuova posizione dell’italia nello scacchiere mondiale, non solo a causa del Cavaliere Blu.
Da quanto la Nato è stata allargata a Slovenia, Croazia e Albania (!) la penisola italiana non è più l’avamposto della “democrazia” occidentale per cui il suo ruolo è drammaticamente annacquato e sempre di più ne sentiremo le conseguenze.
La perdita del compito strategico implica la ridefinizione del ruolo economico che fu fissato dopo la seconda guerra mondiale con l’entrata nell’alleanza atlantica.
Fautore fu il “piano Marshall” che produsse il “boom economico” a cavallo degli anni 50 e 60.
L’intenso sviluppo nella penisola, più nel “triangolo industriale” MI-TO-GE che altrove, ebbe come risultato voluto l’implementazione del “modello americano” di vita. Il consumismo dei supermercati, del frigorifero, dell’automobile e vacanze di massa. Al duplice scopo di “agganciare” le strutture economiche agli stereotipi del capitalismo e consentire l’insediamento delle multinazionali d’oltreoceano, esempio la Coca Cola e di produttori di materie plastiche.

Se il ruolo dell’italia è cambiato, cosa sta diventando or ora?
Un immenso CAMPO DI RIEDUCAZIONE per “italiani” e immigrati.
“Rieducazione” al modello americano in funzione della penetrazione delle corporation.
Cioè una società multirazziale dedita al consumo, spersonalizzata, basata sul materialismo storico come unico stile di vita consentito.
L’ingresso in ogni modo stimolato di stranieri è il grimaldello per scardinare la società istaurando il nuovo ordine.
E appare attraverso questo caleidoscopio come in Europa la sinistra “radicale” sia stata in realtà uno “sporco trucco”, strumento tra i più potenti delle lobby americane.
Del resto il “68” parigino fu una costruzione della CIA.

Pensateci.

Quali sono i “valori” della sinistra europea, a proposito di “emancipazione femminile” ad esempio?
Jeans, tabacco, droga, pillola e aborto, cioè l’american way of life “ipso facto”.
La legge che limita le intercettazioni, di cui si dibatte assai, non salva terroristi e mafiosi. Infatti, è stata probabilmente studiata per la “libertà” di pedofili, spacciatori di droga, abortisti al nono mese (e mezzo!), procacciatori di organi, trafficanti di anabolizzanti per il narcisismo luciferino degli “sportivi” e culturisti.
Gli unici mostri pedofili sbattuti in prima pagina sono nella Chiesa, a dimostrazione tra le fiamme di quale luogo abbia origine tutta questa “privacy”.

Si è parlato di riforma scolastica in questi giorni.
Credete che ai figli dei negri, con tanto di piercing e cellulare alla moda bighellonando in giro, interessi qualcosa di Tito Livio, Machiavelli o della disfida di Barletta?
Prima o poi, vedrete, sorgere associazioni per la “libertà” d’insegnamento a richiedere che Greco, Latino e Filosofia vengano sostituite da “storia del cinema africano” o “ teoria della scommessa sportiva” per “non penalizzare” i neoitaliani.
Si pretende di inculcare “valori” e non “principi” in testa agli extracomunitari, ossia un qualcosa che per antonomasia può cambiare.
La sistematica demolizione della scuola pubblica è in corso da decenni (dal ’68!) allo scopo di creare un meticciato di babbioni teledipendenti assoggettati al rito del lavoro schiavistico per acquistare prodotti di cui non hanno bisogno.

E a plasmare un modello di società “fluida” servono appunto “valori” in luogo dei “principi”.
Trionfo del “relativismo”.
Se la vita umana è sacra per principio essa diventa inviolabile ed intangibile. Diversamente se ad essa viene attribuito un “valore”, può essere assecondata a qualcos’altro a cui maggior pregio può essere conferito.
Vedrete, dopo avere “sdoganato” divorzio, aborto “terapeutico” e, di fatto la “dolce morte”, poi toccherà alla pedofilia “responsabile” (in Olanda esiste già un Partito dei Pedofili), al suicidio come “scelta di (non) vita”, perfino ai rapporti sessuali con animali (!) come “virtù” di libertà.
Il “valore” è centrale nella teoria del consumo, in quanto relativo, poiché sarà sempre superato da qualcosa che “varrà” di più la pena di acquistare.
Non spetterebbe a un “anti-italiano per eccellenza” (!) scriverlo ma noto che perfino insigni “giuristi” furbescamente leggono “valori” nella costituzione quando PER DEFINIZIONE una carta costituzionale dovrebbe unicamente provvedere saldi PRINCIPI fondanti.

Si diceva che l’invasione di stranieri che è totalmente pianificata.
L’altro principale fine è quello di generare un flusso di capitali verso la “nuova frontiera” dell’impero, i nuovo paesi Nato. Ripetendo lo schema che fu attuato nel dopoguerra con il già citato piano Marshall.
22 mila imprese italiane in Romania stanno letteralmente catapultando quel paese dal medioevo di Ceausescu all’edonismo hollywoodiano in meno di una generazione.
I milioni di immigrati dell’Est europeo guadagnano masse di denaro, in modo lecito o illecito non ha importanza, purchè arricchiscano quei paesi bisognosi di adeguarsi agli standard globalisti.

Nonostante la disoccupazione galoppante, la priorità della Casta sono i “rifugiati”. Restringendosi il mercato del lavoro cercano di farli entrare nella pubblica amministrazione. In un paese con la giustizia allo sfascio si studiano “bypass” giuridici per scardinare una norma del 1931 che limita ai cittadini italiani l'assunzione nei servizi pubblici.
Le agenzie di lavoro interinale furono istituite dal governo dell’Ulivo, espediente per “aprire” il mercato del lavoro e favorire la “coloratura” del tessuto produttivo. E tali agenzie sono quasi tutte in mano a società americane.
Lo stesso governo di centrosinistra abolì le licenze commerciali per immettere gli stranieri nel circuito del piccolo commercio.
Con quale risultato?
Che ora siamo sommersi da negozi “etnici”, parrucchieri “etnici”, ristoranti “etnici” E in Padania amche le pizzerie sono da equiparare a luoghi di ristoro “esteri”.
Oltre naturalmente alla presenza di grosse catene di supermercati in cui si vedono sempre più prodotti “globali”: formato “maxisconto” di cornflakes, alcolici in confezione famiglia (!), preservativi ai frutti di bosco eccetera.

I “migranti” hanno sempre il sorriso sulle labbra, tanto loro non pagano ticket cantari, tasse scolastiche, corsi di lingua. E se non pagano il bollo e assicurazione auto, neanche le bollette e il minimo affitto delle case popolari, il canone tv nemmeno vengono censurati secondo la nuova “filosofia” razzista chiamata “buonismo”.

Il FLUSSO DI CAPITALI è un nuovo piano Marshall, verso quei paesi ex sovietici e neoatlantici, finanziato dai poveracci emigrati, a spese nostre stavolta.
E chi ci guadagna dalla canalizzazione di questo fiume finanziario?
Si tratta, al solito, di grosse società AMERICANE come Western Union, Moneygram e Paypal, principalmente.
Sovranità ultralimitata.
Le poste italiane disponevano di un’ottima rete di trasferimento di denaro, basata a Firenze, smantellata per fare posto a Moneygram.

Non avendo più importanza geopolitica il disastro dell’italietta marocchina è disegnato.
L’italia è già al tramonto.
Abbandonata dal suo padrone come una cagna rognosa, ridotta a “portaerei naturale” nel Mediterraneo. In crescente declino economico, sociale eculturale è destinata ad uscire dai “grandi” e posizionarsi al livello dei paesi del Sudamerica.
I segni ci sono tutti.
La corruzione straripante e sfrontata di una classe politica di inamovibili.
L’impoverimento dei ceti medi in favore di un’elite oligarchica, spocchiosa e strafottente.
Contrariamente a quanto annunciato da Nomisma di Prodi, il prezzo delle case è in continuo aumento, causa prima la pressione immigratoria. A breve, complice la crisi economica, il problema abitativo diverrà così grande che ai margini delle città si formeranno tendopoli e baraccopoli di senzatetto, come nel primo dopoguerra, o gli attuali USA e Sudamerica.
A guisa degli stati “zerbino” le pensioni anche da noi stanno divenendo “simboliche”, cioè non in grado di sostentare gli anziani dunque costretti a lavorare, mendicare o ricorrere a espedienti per sopravvivere.

In italia i “viaggi della speranza” nel settore sanitario erano finora riservati alla ricerca di donatori di organi o a qualche nuova cura per i tumori.
Ora, assistiamo all’emigrazione anche per ottenere cure odontoiatriche e riabilitative.
Perché da noi gli impianti dentari o semplici otturazioni sono talmente costosi da essere al di fuori della portata di pensionati e precari. Un singolo “impianto”, cioè l’inserimento di un perno nell’osso mandibolare su cui viene avvitato il dente artificiale, può costare almeno 1000 euro, più il resto, preparazione all’intervento, lastra per vedere com’è l’osso e “corona”. A meno di non andare in Romania (!) o Ungheria (!) dove si può fare tutto per meno della metà.
Così come far ricoverare un anziano per una riabilitazione è una chimera negli ospedali pubblici dalle lunghissime liste di attesa. Nelle strutture sanitarie PRIVATE il posto si trova a 125 EURO al giorno!
Quanti di voi potrebbero permettersi 3750 euro mensili per la riabilitazione urgente del genitore male in arnese?

L’establishment infingardo lo sa e fa di tutto per nasconderlo.
Con i reiterati richiami all’“italianità”, le “grandi opere” più nelle chiacchere che nei fatti.
Con il patetico, anacronistico, antistorico “saluto romano” della bambola gonfiabile-ministro a chiamare una patria, una “heimat” che sentono scivolare via come sabbia tra le dita nell’incedere del NWO.
Si spiega in definitiva la sorta di furore mistico che accompagna la conservazione di una compagnia aerea “di bandiera”.
Gli italiani sono degli “zingari” (come disse Erwin Rommel) i cui politici, graditi alla CIA, sono tenuti al guinzaglio e guai se sgarrano.
Bettino Craxi, che pure era un tagliagole di origine siculo-albanese messo lì da loro, fu fatto fuori poiché ebbe un sussulto di rivalsa rifiutandosi di consegnare i terroristi dell’Achille Lauro nel famoso episodio di Sigonella.

Questo è il “valore” autentico dell’”italia”, infine.
Un NULLA assoluto per cui tifate allo stadio, che vi incita a giochicchiare “ai fascisti” obbligando i vostri figli a imparare l’inno di Mameli sui banchi di scuola.
Non basterà di certo.
L’italia è finita, un paese senza speranza, destinata a terminare nel dimenticatoio, come una barzelletta che non fa ridere, come una canzone senza morale o un quadro senza “valore”.

F. Maurizio Blondet